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La nostra storia…

dagli scritti di FRANCO CORONA

DALLA CHIESETTA DELL’IMMACOLATA
ALLA PARROCCHIA DELLO SPIRITO SANTO

STORIA DI UN PICCOLO GRUPPO DI UOMINI
E DONNE CHE DIVENTANO UNA GROSSA COMUNITÀ

Prefazione

“Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto … il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato …” (Dt 8,2.4).
Questa Parola della Scrittura è quanto mai evocativa per avvalorare questo opuscolo di Francesco Corona. E’ un memoriale prezioso del cammino storico di una comunità parrocchiale della quale l’autore è testimone appassionato e credibile. Non si può che essere grati, a Franco, per questa narrazione dove l’intreccio provvidenziale e misterioso della presenza del Signore con gli “strumenti” umani appare luminoso e confortante. Ricordati di tutto il cammino … ricordare, cioè “riportare al cuore”.
E’ una esigenza della fede e dell’amore di una comunità cristiana verso il Suo Signore e il suo Regno di Grazia che si annida e fermenta come un lievito dentro un contesto antropologico che progressivamente assume i tratti di una umanità nuova.
Questo è il destino di Speranza della Parrocchia “Spirito Santo” in Taranto. Ed è a questa comunità, a me molto Cara, che desidero, in occasione del cinquantesimo di fondazione, rivolgere gli auguri più belli e sentiti, per il suo cammino futuro.
Un grazie rinnovato e sincero a Franco, amico e fratello fedele e vicino al mio personale percorso sacerdotale, per questo ulteriore dono che fa ad una comunità viva e lieta nella sequela di Cristo a servizio dei fratelli.
Grottaglie 14 giugno 2017
don Ciro Santopietro

Introduzione

Approfittando della circostanza del “cinquantenario” della nostra parrocchia, ho voluto anch’io dare il mio contributo alla ricerca di notizie storiche sulle origini della nostra chiesa.
L’occasione mi ha consentito di ricordare con molta riconoscenza i pionieri della diffusione del Vangelo nella zona Toscano e la loro profonda fede. Ho voluto, inoltre, raccontare episodi diretti di cui sono stato testimone dall’anno 1982 ad oggi, volendo con ciò ringraziare il Signore che attraverso i suoi ministri mi ha consentito di fare un cammino spirituale notevole.
La mia ricerca, quindi, accenderà, di volta in volta, delle luci sulle persone, sacerdoti e laici, che in modo particolare sono state importanti per la mia crescita spirituale.
Sarà, quindi, anche la storia delle persone, laiche e consacrate, che, durante questi anni, si sono rese disponibili ad essere “matite del Signore” per tracciare il cammino della nascente comunità dello Spirito Santo.
La prima persona che voglio qui ricordare è don Franco Costantini, parroco della chiesa intitolata allo Spirito Santo, di lui ricordo la squisita accoglienza e l’idea di organizzare nelle famiglie della Cooperativa San Vincenzo dei cenacoli di preghiera che oltre a farci pregare servirono a far nascere tra di noi delle relazioni di buon vicinato.
Vorrei qui ringraziare tutte le persone, abitanti del Rione Toscano, che mi hanno accolto nel loro quartiere come se fossi un loro vecchio amico o, addirittura, un parente, in modo particolare voglio elevare un pensiero a quanti sono passati a miglior vita e cioè: Franco e Teresa Lorusso, Vito Marchitelli, Corradino Costa, Fedora Romano.
Per parlare diffusamente dei pionieri e degli abitanti del Rione Toscano mi servirò, tra l’altro, del “poderoso dossier” realizzato da don Fiorenzo Spagnulo, nel suo “Diario Pastorale”.

 

Dai ricordi di una veterana del rione (94enne)

“ … eravamo negli anni ’50 circa e la zona ove attualmente insiste la chiesa dedicata allo Spirito Santo (quella chiamata Rione Toscano), era abitata da famiglie di artigiani e da persone che oltre alla casa avevano il loro piccolo pezzo di terra ove coltivavano verdure ed altro per il loro bisogno alimentare. C’erano diverse masserie e dopo la fine della guerra del 40-45, c’era un gran fervore per la costruzione di strutture militari della Marina.
Un cappellano della Marina Militare, mons. Alfredo Ferrero, originario di Venezia, durante la sua permanenza a Taranto insieme alla sua nave, dopo aver svolto la sua azione pastorale presso la chiesa del Carmine per seguire la G. S. (Gioventù Studentesca dell’A. C.), ebbe modo di venire a conoscenza della zona di cui stiamo parlando.
Probabilmente illuminato dallo Spirito Santo, ebbe l’intuizione di creare un motivo di aggregazione e decise di celebrare la Santa Messa a beneficio degli abitanti locali. La stessa veniva celebrata nelle abitazioni degli abitanti, in seguito in un locale adibito a deposito di attrezzi dagli operai impegnati dalla Marina per la costruzione delle strutture militari. Per la Messa veniva utilizzata una valigetta che conteneva il necessario per la celebrazione e l’orario della celebrazione veniva comunicato agli abitanti dal prof. Vito Marchitelli attraverso una campanella suonata al mattino per richiamare i fedeli.
In assenza del cappellano altri sacerdoti sono stati chiamati a celebrare la Messa, tra cui spesso la gente del posto ricorda mons. Michele Traversa.
In alternativa la Messa veniva celebrata in case dei residenti o in locali delle masserie presenti (tra cui una esistente al posto ove oggi si trova la pizzeria Santa Rita). Lo stesso mons. Traversa nelle sue omelie, parlando della Madonna, entusiasmava al culto della Vergine. Ebbe così inizio l’esigenza di una effigie della Madonna da portare in processione per le campagne. Fu presa la Madonnina che attualmente accoglie all’ingresso e guida il popolo che va da suo Figlio.
Su interessamento di mons. Guglielmo Motolese, fu demolito il capannone degli attrezzi e, al suo posto, venne costruita su suolo ceduto in uso dalla Marina una piccola chiesa che poteva contenere al massimo una cinquantina di persone. Un artigiano del posto costruì un altare caratteristico in legno per il capannone e, nei primi anni della permanenza di don Franco Costantini, dopo la Messa delle ore 10:00 i parrocchiani consumavano caffè o the portati da loro stessi: era bello, molto bello trattandosi di un bel segno di comunione.
Il 7 ottobre 1967 la chiesa fu elevata a parrocchia e il primo parroco fu don Franco Costantini alla cui memoria eleviamo un deferente pensiero”.

Dal Diario Pastorale – di don Fiorenzo Spagnulo (1943–1967)

“Sì, ero finora spettatore delle opere di Dio. Ho cercato, come dice la parola, di interrogare le persone che mi avevano preceduto nel servizio di Dio.
Era difficile immaginare com’era il territorio di questa contrada quarant’anni fa.
Ho dato uno sguardo panoramico su tutta l’area, ho chiuso gli occhi e ho, per così dire, fatto scomparire con l’immaginazione tutti gli edifici e le cooperative edilizie che sono di recente costruzione. La descrizione che segue, a testimonianza di quanti hanno vissuto in quegli anni, non è molto lontana dalla realtà che io avevo immaginato.
Un grande albero di eucaliptus, alcuni ruderi dell’antica Masseria Toscano qualche casupola per contadini. Piccoli recinti delimitati da qualche fragile piccola rete circoscriveva il pollaio della povera gente. Qualche cane abbaiava dall’interno del recinto, non certo con fare minaccioso, ma per avvertire i padroni che c’era un ospite.
I padroni? Certo i padroni del cane.
Ma i loro volti segnati dal sacrificio, dagli stenti e dalle sofferenze non dimostravano di possedere null’altro che un sorriso di accoglienza, una bontà d’animo e tanta voglia di raccontarsi.
Tutto il resto era una vasta area di terreno coltivato e tante masserie sparse di qui e di là per tutta la salina piccola.
Oltre questi terreni coltivati, tutto il territorio diventava veramente un grande deserto arido. Non posso dire senz’acqua, perché la terra, quando non era spaccata dall’aridità, diventava un immenso pantano di acqua salmastra che affiorava dalle viscere della terra e da vene sotterranee, alimentate dall’acqua del mare che rendeva il terreno stesso incoltivabile in molte zone.
Le masserie erano come delle oasi in questo grande deserto.
La maggior parte del territorio era demanio statale affidato alla Marina Militare. C’era e c’è ancora una piccola caserma di Carabinieri e delle case, alcune delle quali di proprietà della Marina Militare.
Proprio in una di queste case, nella zona militare, nel 1942, a causa della guerra, venne ad abitare la famiglia Pasquali.
“Ero orfana di padre, – racconta Margherita Ortini – la penultima di cinque figli: Anna, Mino, unico maschio, Francesca, io Margherita e Tonia, ultima, che nacque dodici giorni dopo la morte di nostro padre; abitavamo dove ora abita il dott. De Vita.
Eravamo gli affittuari di quella grande casa; lì il mio papà si era stabilito prima di morire, e lì c’era oltre un ettaro di terreno a giardino che con la nostra cara mamma coltivavamo, lavorando sodo.
All’interno della zona militare abitava la famiglia Pasquali: lui maresciallo della Marina Militare, la moglie una donna dolce e molto sensibile, i suoi figli Liliana e Antonio.
Si era nell’anno 1943. “Toscano”, ricorda la stessa Liliana Pasquali, era zona militare adiacente ad una discreta masseria abitata da coloni martinesi e leccesi che si dedicavano alla coltivazione delle varie estensioni di terreni: vigneti, uliveti, tabacco. Tra gli abitanti c’erano anche alcuni benestanti, proprietari del terreno. C’erano molti bambini, molte le convivenze. Tutta gente ospitale, laboriosa, desiderosa di socializzare con gente della città. Erano famiglie abbastanza numerose con modestissima cultura, avevano frequentato la scuola solo fino alla terza elementare. Le scuole erano molto lontane e la zona era priva di mezzi di comunicazione.
C’era solo una diligenza che passava due volte al giorno, stracarica di gente che era diretta a Talsano e qualche mezzo della Marina Militare diretto a S. Vito. Per usufruire di questo mezzo, però, occorreva avere un particolare permesso.
Poi c’era qualche automobile privata e molte, molte biciclette.
La signora Pasquali – continua Margherita – spesso mi dedicava del tempo e conversava con me. Liliana, invece, organizzava incontri per socializzare e proponeva iniziative per elevare il livello culturale degli abitanti del luogo.
Non solo nelle grandi città, ma anche nelle campagne, c’era qualcuno deciso a risvegliare il fervore per una nuova socialità e vitalità tra la gente. La cosa più bella era che questo qualcuno non era il politico di turno, né alcun altro rappresentante di qualche istituzione, ma era gente comune. In questa sperduta contrada di Toscano, c’era la convinzione che, attraverso l’annuncio evangelico nelle campagne, era possibile, oltre che educare alla fede, risvegliare interesse, creatività, operosità.
Il Vangelo annunziato era l’unica via per risvegliare gli animi, superare il torpore di una concezione fatalistica della realtà e avviare un processo di rinnovamento e di socializzazione.
Prima cosa da fare era convocare la gente, farla uscire dal proprio sfiduciato isolamento.
La prima televisione, ha detto Margherita, l’abbiamo veduta in casa della famiglia Pasquali: eravamo in molti.

Era la prima forma di socializzazione.
Poi ebbe inizio il catechismo per i piccoli, i giochi all’aperto, il Rosario al pomeriggio o alla sera.
“Iniziammo ad organizzare con gli abitanti la recita del Rosario all’aperto sotto lo sguardo della Madonnina, una graziosa statua dell’Immacolata posta in una edicola ricavata nella parete dell’antica masseria Toscano.
Ci radunavamo lì, in uno spazio e all’ombra del grandioso eucaliptus e di alcuni pini”.
Così continua a ricordare Liliana Pasquali: “Spesso si andava, a piedi, verso una piccola cappella privata in contrada Gennarini, dove un sacerdote, proveniente da Taranto, saltuariamente, celebrava la S. Messa nel giorno della Domenica”.
Anche il cappellano militare don Ferrero, quando non era imbarcato con i suoi marinai, dava una mano ed era presente tra questa gente.
Ogni domenica, al suono di una campanella percorrendo le strade polverose della campagna, un piccolo, ma entusiasta manipolo di uomini e di donne, chiamava a raccolta grandi e piccini attorno ad un altare da campo. Su quell’altare il sacerdote celebrava la S. Messa. Erano gli inizi faticosi dell’attività pastorale nelle campagne e tra le macerie di Toscano.
“Col passare del tempo, gli abitanti sentirono il bisogno di cercare, con la preghiera, un luogo di incontro, al coperto, che potesse proteggerli dal vento e dalla pioggia.
Alcuni mezzadri martinesi della famiglia “Raguso”, per la Messa della Domenica, offrirono ospitalità nella loro casa, o meglio nell’ampia cucina a piano terra, nello spazio adibito a focolare, posto in un’area appena sopraelevata, rispetto alla cucina, il sacerdote ascoltava le confessioni dei convenuti”.
“La vigilia di Natale si andava, come in pellegrinaggio, verso l’Istituto dei Salesiani in viale Virgilio, per partecipare e gustare le celebrazioni della Notte santa della Natività. Dopo la celebrazione, a notte fonda, al chiarore della luna, si ritornava a casa, facendo il cammino, cantando. Il cuore era gonfio di gioia”.
Il Vangelo annunziato diventava stimolo di promozione umana e sociale.
Si pensò di chiedere l’autorizzazione per una scuola popolare ed una serale per gli adulti analfabeti, (erano tanti!) Le giovani maestre potevano così iniziare anche le loro prime esperienze. Si ottennero entrambe. Continuano i ricordi di Liliana.
“Nella zona militare vi era un grande caseggiato, una specie di caserma custodita da un guardiano. Era adibita a deposito militare, chiedemmo e ottenemmo dal Comando della Marina Militare l’uso gratuito per una pluriclasse serale dove giovanissimi insegnanti di Azione Cattolica, pieni di entusiasmo, gratuitamente, offrivano il loro entusiasmo. Dalla scuola serale, popolare si passò anno dopo anno a scuole normali con le prime cinque classi.
Molte persone, oltre a prendere la licenza elementare, cominciarono a sentire l’esigenza di conoscere la Chiesa, di ascoltare il Vangelo.
La gente veniva e partecipava con entusiasmo agli incontri. Molte coppie di sposi conviventi, celebrarono il Sacramento del matrimonio, molti adulti chiesero di essere battezzati. Molti ancora grandi e piccini ricevettero la prima Comunione e la Cresima.
Come il popolo d’Israele fu chiamato da Dio ad attraversare il deserto per dirigersi verso quella terra che lo avrebbe accolto come popolo libero, così oggi il Signore sta muovendo questi spiriti eletti della zona Toscano ad intraprendere un viaggio, attraverso questo deserto concreto del XX secolo in un’avventura che avrebbe posto le basi alla comunità parrocchiale dello Spirito Santo.
E alla maniera degli antichi Patriarchi, quanti ci hanno preceduto in questo cammino, hanno innalzato e posto in evidenza dei segni perché tutti ricordino e non dimentichino e riconoscano che il Signore ha guidato e reso feconda l’opera di questa gente.

Il primo segno: La statua di Maria Immacolata.

“Quando domani i vostri figli vi interrogheranno: Che cosa sono queste pietre? farete sapere ai vostri figli … è un segno perché tutti sappiano quanto è forte la mano del Signore …”.
Che cosa significa questa statua? E’ la statua di Maria, la mamma di Gesù, è il segno della presenza di Dio in mezzo a noi.
A partire dall’anno 1954, fu lui, don Michele Traversa a volere il segno, ad innalzare la prima stele che ricordasse a tutti l’inizio del cammino di fede di questa gente e riconoscesse nella storia della piccola comunità della contrada Toscano, il passaggio di Dio.
Il primo segno fu proprio Lei, Maria Immacolata, la piccola statua che sin dall’inizio ha colpito la mia mente e mi ha indotto a riflettere. L’Immacolata, dal manto azzurro, la veste bianca e con le dodici stelle che adornano il suo capo, e gli occhi cristallinei, di uno sguardo intenso e ricco di bontà.
Sotto lo sguardo dell’Immacolata continuò e si sviluppò la faticosa esperienza pastorale con don Michele Traversa segnata dall’entusiasmo e dalla generosità.

La Chiesetta dell’Immacolata
“Non passò molto tempo, continua a raccontare Liliana, l’esigenza di un ambiente più ampio e dignitoso si faceva sentire. Ci venne incontro, ancora una volta, il comando della Marina Militare che ci offrì un locale adibito a deposito, esistente al centro della strada, nel punto in cui il viale Ionio si dirama, dando origine alla via per Talsano (oggi Viale Unità d’Italia) e la via per S. Vito”.
Questa sala fu data in uso a don Michele Traversa e alla gente del luogo che trasformarono in una piccola chiesa, luogo della preghiera e delle celebrazioni liturgiche.
Era una vecchia struttura demaniale in muratura con travi di legno e provvista di un altare caratteristico di legno costruito dai residenti di buona volontà.
Al centro dell’altare vi era il tabernacolo per custodire l’Eucarestia e in alto dominava la statua di Maria Immacolata. Per tutti fu questa la chiesetta dell’Immacolata.
Sì, non vi meravigliate quella che oggi è la Parrocchia dello Spirito Santo è nata per iniziativa popolare, quindi in modo non ufficiale, ma ad opera di semplici fedeli, di laici, nella maniera più informale senza investiture e protocolli: sono stati uomini e donne che, già in tempi preconciliari, hanno capito di dover essere i primi evangelizzatori. Essi, animati da grande fede e da fervore missionario, sono stati come dei semi che il vento ha portato nella vasta area delle masserie sparse nella periferia Nord-Est di Taranto.
Quella statua che ho trovato con le dita delle mani frantumate, momentaneamente messa da parte, ma poi, una volta restaurata è stata da sempre al centro della preghiera e della nostra lode. Ella d’ora in poi ci aiuterà a far memoria del nostro passato, un passato segnato dalla Parola di Dio e sorretto dallo Spirito Santo.
Ma di chi si è servito il Signore per dare vitalità e ricostruire rapporti umani e sociali in questa contrada?
Di che cosa c’era bisogno per iniziare un’opera di evangelizzazione e alfabetizzazione di questa gente? Forse c’era bisogno di grandi progetti, di idealità, di sogni?
Penso proprio di no! C’era bisogno di concretezza e molta fiducia.
Dio non abbandona gli audaci, specie quelli che, oltre ad avere ardire, hanno fede. Proprio come Maria, la madre di Gesù.
Guardando Maria, la gente del rione Toscano ha imparato la concretezza.
All’angelo annunciatore Maria rispose: “Eccomi; in seguito verso una città della Giudea, verso la casa di Elisabetta, Ella si mise in viaggio “in fretta”, e alle nozze di Cana ai servi disse: “Fate tutto quello che egli vi dirà”.
Maria fece concretamente tutto il possibile, tutto ciò che si poteva fare in quella situazione senza dissertare vanamente su ciò che avrebbe potuto essere.
Fece quelle cose vere, giuste, urgenti che esprimono il meglio della sua azione vissuta. Concretezza, quindi, e la capacità di intuire ciò che va fatto “adesso e qui”. Quando disse quelle parole c’era in Maria la certezza che bisognava affidarsi a Dio.
C’era tanta gente sparsa nei casolari, nelle varie masserie di Toscano, Pilone, Chiapparo, la Balestra ed altre, ma nessuna chiesa nei dintorni. Una zona militare con un edificio, una guardiola, delle garitte.
Che fare?
Non altisonanti parole, né grandi progetti, ma concretezza anche per la gente di Toscano.
Cominciarono a fare ciò che, in quel preciso momento, era possibile fare. Ebbene, a volte, nutrire dei sogni: è giusto ed è bello sognare, ma è importante non indulgere ai sogni. C’è bisogno di concretezza, perché la mancanza di concretezza è illusione.
Concretezza non equivale, semplicemente, al “darsi da fare … “, a muoversi per riempire i vuoti e lo spazio di parole; si rischierebbe di trasformare l’azione in nevrosi e agitazione. La concretezza è il giusto rapporto tra ascolto, decisione e azione; è l’equilibrio tra orecchio e occhio, tra cuore e mano.
Fu quindi, concretezza della gente di Toscano, quando i coniugi Pasquali, conoscendo un giovane sacerdote, lo invitarono a portare il Vangelo agli abitanti vicini.
I vari sacerdoti prima e il giovane sacerdote, don Michele Traversa, poi, tutti furono pronti a piedi o in bicicletta a venire periodicamente a Toscano per incontrare quella piccola porzione di popolo di Dio.
La statua della Madonna Immacolata, mi diceva la signora Liliana Pasquali, fu la prima cosa che mons. Traversa volle e personalmente scelse e comprò.
Con quella statua, portata a spalla da adulti e giovani, si fecero tante lunghe processioni per tutta la vasta zona e la Madonna cominciò ad essere amata e conosciuta anche da chi di chiesa non aveva mai sentito parlare.
Fu concretezza l’opera pastorale di don Michele; egli volle che Maria, la prima missionaria facesse da guida a questo piccolo gruppo di uomini e donne che fortemente avevano deciso di fare della gente della loro contrada, gente sparsa per ogni dove, una comunità.
Una comunità consapevole delle proprie scelte e capace di condividere i doni dello spirito e i beni materiali.
Fu concretezza l’opera di alfabetizzazione per tanta gente di campagna, resa possibile con l’aiuto di alcune studentesse iscritte alla G. S. (Gioventù Studentesca) e di altre giovanissime maestre.
In occasione delle Cresime, siamo già intorno all’anno 1964, veniva mons. Motolese che entusiasmava tutti con la sua presenza. E, certamente, non mancò, col suo sguardo che penetrava nel futuro della città, di alimentare nel suo cuore il pensiero di istituire una parrocchia. La gente ormai cresceva di numero.

Il primo nucleo della Comunità della contrada Toscano

Attorno alla statua di Maria Immacolata, guidata sempre da don Michele Traversa, nacque il primo nucleo di quella che sarà la comunità parrocchiale dello Spirito Santo.
Insieme a don Traversa, guida spirituale ed infaticabile evangelizzatore, c’era Mario Praticò, Vito Marchitelli e la moglie Concetta Catapano; la signora Pasquali con la figlia Liliana Pasquali, Concetta Di Pierro Catapano con il marito cav. Angelo Catapano e la loro figlia Camilla Catapano.
Fu proprio lui, il cav. Catapano, in quel momento, uomo della concretezza, a scrivere una toccante lettera, a S. E. Mons. Motolese, per chiedere la grazia del suo interessamento presso gli amministratori comunali e far giungere in quei luoghi la luce elettrica per celebrare la liturgia del Natale con maggiore gioia e solennità.
Così Angelo Catapano, scriveva di suo pugno:
“A S. E. Mons. Motolese
Siamo gli abitanti della contrada di S, Cesarea, rione Toscano e domandano a S. E. V. una grazia … per sollevare tanta povera gente e specialmente per i piccoli che hanno oggi l’età in cui si impara la religione ed hanno bisogno di assistere a tutte quelle funzioni che in questo periodo di festa si fanno in tutte le chiese sfolgoranti di luci e che noi non possiamo perché la luce manca ed è all’oscuro, come all’oscuro sono questi bimbi di tutte quelle belle funzioni che noi vecchi sappiamo e che sapendole non vogliamo rinunciare a godercele.
Chiesetta dell’Immacolata Anno 1954 – 1955
I pionieri dell’evangelizzazione: Mario Praticò, Angelo Catapano, Vito Marchitelli,
Mons. Michele Traversa, Camilla Catapano, Concetta Di Pierro Catapano,
Signora Pasquali, Liliana Pasquali e Concetta Catapano Marchitelli.

S. E. farebbe quindi cosa gradita a noi grandi e ai piccoli se ci facesse mettere la luce in questa nostra piccola chiesa e Gesù gliene renderà merito per la gioia che potrà dare ai nostri animi in queste feste natalizie nell’assistere a tutte quelle belle funzioni.
Eccellenza la rete non è lontana da questa piccola chiesa.
Molta gente si è rivolta a me affinché scrivessi alla E. V. per chiedervi quanto innanzi detto. Sperando in voi e nella Divina Provvidenza”.
Vi ossequio
Cav. Catapano Angelo

Le numerose processioni, il catechismo all’aperto. l’assistenza alle numerose famiglie in difficoltà, nel periodo del dopo guerra, crearono socialità fra tutti gli abitanti che divennero collaboratori, oltre che frequentatori della Chiesa.
L’invisibile granello di senape stava diventando un albero maestoso.
Particolare gratitudine, la gente di “Toscano” deve alla Marina Militare che ancora una volta volle offrire la prima piccola campana di bronzo che per anni, con il suo dolce suono, ha invitato alla preghiera gli abitanti di Toscano.

Dalla chiesetta dell’Immacolata alla parrocchia dello Spirito Santo
(1967 – 1988)

Il desiderio della gente era che la chiesetta dell’Immacolata, ormai ricca di popolo, divenisse parrocchia. Per questo si fecero tante riunioni con mons.
Traversa, mons. Motolese e alcuni abitanti del luogo.
“Nel frattempo mons. Traversa sempre vicino e caro al cuore di tutti andava dissodando il terreno per la sola gloria di Dio” (Liliana Pasquali). Si cercava un suolo ampio, spazioso su cui far sorgere la Nuova Chiesa. Lo Spirito Santo illuminò la famiglia Costa, assai vicina alle iniziative sociali e religiose della piccola comunità. Fu proprio la famiglia Costa, Corrado e la moglie Cristina Pepe, proprietaria, ad offrire il terreno sul quale, in seguito, sarebbe stata costruita la vera e propria Chiesa dello Spirito Santo.
Sembrava che anche per la gente di Toscano si rinnovasse l’invito che Maria di Nazareth fece ai servi nel giorno delle Nozze di Cana: “fate quello che egli (il Signore) vi dirà …” “E don Traversa, la famiglia Pasquali, la famiglia Marchitelli, la famiglia Costa, umili servi del Signore, hanno ubbidito. Tutti hanno riscoperto nelle parole di Maria, una grande speranza: Dio non delude mai.
Maria, per opera dello Spirito Santo, ha concepito e ci ha donato Gesù Cristo e, ancora oggi, Ella presente nella piccola chiesa intitolata a lei, l’Immacolata, la piena di Grazia, pone il primo seme della Parrocchia dedicata allo Spirito Santo.
In attesa di avviare la grande opera, quel piccolo ambiente, un tempo adibito come deposito della Marina Militare, costruito su demanio statale e poi divenuta la chiesetta dell’Immacolata, per iniziativa di mons. Motolese e con il benestare del Comando della Marina Militare, intorno agli anni ’60, fu abbattuto per costruire, sullo stesso suolo, nel suo aspetto esteriore e nella dignitosa sobrietà dell’interno, una vera Chiesa.
Fu così che la chiesetta dell’Immacolata divenne Parrocchia dedicata allo Spirito Santo e fu affidata a don Franco Costantini.
La comunità nata nella contrada Toscano venne riconosciuta parrocchia il giorno della festa della Madonna del Rosario, il 7 ottobre 1967.
Un secolare albero d’ulivo, faceva ombra nel limitato, ma funzionale spazio antistante l’ingresso, sul portale una vetrata istoriata e, nel lato una parete modernamente innalzata, quasi piccola vela, dava dignità e decoro a tutta la struttura; nell’interno, l’altare e il sobrio arredamento costituivano un invito alla preghiera e alla adorazione.

Dai miei ricordi.
In questa graziosa chiesetta, che poteva contenere, al massimo, cinquanta/sessanta persone, feci il mio ingresso nell’autunno del 1982, anno nel quale prendemmo possesso degli alloggi. Insieme a me diventarono parrocchiani della chiesetta altri 400/500 abitanti adulti della Cooperativa San Vincenzo.
Nel frattempo si stavano ultimando in via Scoglio del Tonno, gli alloggi della Cooperativa Taranto 2 che avrebbero incrementato la popolazione del quartiere di altre centinaia di unità.
Come ho già detto all’inizio, è stata questa l’occasione nella quale ho conosciuto don Franco Costantini: un sacerdote giovane che ci ha accolti come vecchi amici. E’ venuto a conoscerci nelle nostre case, proponendoci di realizzare cenacoli di preghiera.
Di don Franco ricordo le sue omelie, profonde e incisive, che, a volte, sembravano volerci scorticare e la sua attenzione verso i ragazzi e i giovani.
La palese insufficienza della chiesetta a contenere tutta la massa dei nuovi arrivati, soprattutto i nuovi abitanti delle Cooperative arrivate nella zona, ha convinto la comunità dello Spirito Santo, sostenuta da don Franco, a fare tutto il possibile affinché si procedesse alla costruzione della nuova chiesa su suolo donato dalla famiglia Costa.
I lavori per la costruzione della prima parte della chiesa furono appaltati e iniziati nel 1983 (ricordo ancora la pergamena che fu interrata) e alla fine del 1984 ci furono consegnate le opere parrocchiali (canonica, sacrestia e altri locali per il catechismo) e un “auditorium” da utilizzarsi quale chiesa provvisoria.
Posso dire che l’auditorium ci dette l’impressione di essere “enorme” rispetto alla chiesetta.
Ancora oggi ricordo con gioia la presa di possesso della nuova chiesa (provvisoria) da parte di don Franco, possesso che, però, sarebbe stato di breve durata. Infatti, nel 1988, don Franco abbandonò la comunità essendo stato trasferito alla Concattedrale Gran Madre di Dio assumendo la responsabilità di parroco.
Non posso dire di essere stato contento di questa perdita: don Franco aveva cominciato da non molto a farmi comprendere la parola di Dio, anche se, a volte, le sue omelie sembravano autentiche “scudisciate”.
Per fortuna questa perdita fu compensata in maniera egregia dalla venuta di un nostro vecchio amico: don Fiorenzo Spagnulo che noi conoscevamo sin dai tempi della nostra frequentazione nella parrocchia della Madonna delle Grazie.

I dieci anni del parroco don Fiorenzo Spagnulo (1988-1998)
Nel mese di settembre 1988 viene nominato nuovo parroco don Fiorenzo Spagnulo, che rimarrà nella nostra comunità fino al 1998.
E’ un sacerdote che conosco molto bene perché è diventato prete il 3 luglio 1965 nella Parrocchia Madonna delle Grazie, dove Chiara ed io ci siamo uniti in matrimonio il 12 giugno 1965.
In occasione dei suoi primi venticinque anni di sacerdozio sono fra i promotori dei festeggiamenti in suo onore e gli faccio i miei auguri attraverso questo scritto: Carissimo don Fiorenzo,
è stimolante farsi portavoce e interprete dell’entusiasmo e dell’affetto della Comunità che si stringe in questo momento di grandissima gioia intorno al suo parroco. Avrei preferito non leggere questi appunti ma la necessità di essere conciso in uno alla possibilità di non dire tutto quanto nasce dal cuore, dovuta all’inevitabile emozione, mi ha suggerito di seguire la strada più semplice, pur consapevole di correre il rischio di ripetere, forse, almeno in parte, quanto già detto da S.E. Mons. Papa.
A nome della Comunità tutta ringrazio vivamente quanti hanno contribuito a rendere questa festa momento di crescita spirituale per tutti noi concretizzatosi già Domenica scorsa con l’incontro avuto con S.E. Mons. Motolese, sempre pronto e disponibile, e lunedì scorso con l’incontro avuto con S.E. Mons. Scarafile. Un ringraziamento particolare rivolgo ai diaconi Ivo e Luca che ci hanno aiutato a vivere in maniera intensa questi tre giorni che, sicuramente, resteranno impressi nei nostri cuori come punti di riferimento.
Grazie anche e soprattutto a S.E. Mons. Papa che, onorandoci con la sua presenza, ha voluto condividere con noi il significato meraviglioso che attribuiamo a questa celebrazione.
Il nostro più profondo ringraziamento lo innalziamo al Signore che ha reso possibile questo giorno indimenticabile. Certamente è merito Suo averci dato, con l’ausilio di S.E. Mons. De Giorgi, questo stupendo parroco che abbiamo. Sono bastati ventidue mesi, un tempo certamente non lungo, per scoprire e verificare tutte le sue doti che possiamo sintetizzare in: grossa umanità, grandissima disponibilità e profonda religiosità espressa in particolare nella catechesi per adulti.
Mi viene abbastanza spontaneo, a nome della Comunità tutta, formulare i più affettuosi e calorosi auguri per questa significativa tappa di un cammino che, speriamo, continueremo ad effettuare insieme. Da parte nostra ci sarà tutto l’impegno a raggiungere l’unica vera e importante meta insieme al nostro don Fiorenzo, da cui ci attendiamo ulteriori e validissime indicazioni sulla strada da seguire.
Carissimo don Fiorenzo,
grazie per quanto hai fatto, grazie soprattutto per quanto farai e, nel consegnarti questa pergamena e nell’abbracciarti a nome di tutta la Comunità, ti rinnovo i nostri auguri e tutto il nostro affetto.
Taranto 3 luglio 1990

Sin dall’inizio del suo parrocato, don Fiorenzo si è fatto conoscere dalla comunità per la messa in pratica di una liturgia particolarmente curata e, soprattutto, per la sua predilezione per la pastorale giovanile.
Infatti, nel 1991, asseconda e incoraggia il desiderio di una ragazza, Daniela Albanese, di far nascere l’A. C. R, che inizia il suo cammino con un primo nucleo di 28 ragazzi.
Al sottoscritto viene chiesto di essere il responsabile adulto dell’associazione e, dopo il mio assenso, nasce, di conseguenza, anche l’A. C. Adulti, con un piccolo gruppo di 6 volenterosi.
Il primo impegno di don Fiorenzo è stato quello di dare particolare importanza alla preparazione dei sacramenti per i ragazzi e di ricercare un congruo numero di catechiste indispensabili all’insegnamento delle prime nozioni di catechismo alle centinaia di bambini e ragazzi che frequentano la parrocchia.
Anche mia moglie Chiara, farà parte di questo gruppo di volontarie, continuerà a svolgere questo servizio per 27 anni circa, ritrovando, poi, con grandissima sua soddisfazione, nel “Corso prematrimoniale” di cui facciamo parte, alcuni ragazzi “fidanzati” già tenuti al catechismo.
La bravura indiscussa di don Fiorenzo e l’incremento notevole degli abitanti del quartiere (se ne contano circa 12.000), denunziano abbastanza presto l’insufficienza dell’Auditorium, appena realizzato all’inizio del 1985. Anche i ragazzi che frequentano il catechismo hanno numeri da record (oltre 500).

I vice parroci di don Fiorenzo
La situazione della parrocchia, che ha ormai un numero enorme di parrocchiani e, soprattutto, di ragazzi che frequentano il catechismo convince S. E. mons. Papa a nominare un vice parroco nella persona di don Mimmo Bucci che affiancherà don Fiorenzo dal 1993 al 1995.
Successivamente, dal 1995 al 1997, conosceremo un altro dinamico e simpatico vice parroco nella persona di don Gianni Longo
E quindi, don Fiorenzo si impegna al massimo per ottenere da S.E. mons. Benigno Papa, l’avvio della costruzione della nuova aula liturgica.
Di pari passo don Fiorenzo s’impegna a raccogliere fondi dai parrocchiani quale contributo come previsto dalle norme della C. E. I., per destinarli alla costruzione della nuova aula liturgica, il cui costo viene coperto per il 70% dalla C. E. I.. Risulta molto incisivo e valido lo slogan da lui creato: ”Non si chiede che pochi diano molto … ma che molti diano il poco che è nelle proprie possibilità”.
Attraverso questo slogan ma, soprattutto, per assecondare le sue richieste, la comunità dello Spirito Santo, per contribuire alla costruzione della nuova chiesa, ha donato:
nell’anno 1994 la somma di lire 13.624.000
nell’anno 1995 la somma di lire 55.820.000
nell’anno 1996 le somma di lire 58.949.000
nell’anno 1997 la somma di lire 68.301.000
nell’anno 1998 la somma di lire 27.453.000
per un totale di lire 196.694.000
di cui versate in curia lire 150.000.000
Mi piace qui ricordare che la comunità dello Spirito Santo, pur avendo lo sguardo al futuro attraverso le donazioni, partecipava attivamente alla vita spirituale che si svolgeva nell’auditorium. Infatti nell’aula provvisoria diecine di sposi hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore.
I dieci anni di servizio del parroco don Fiorenzo terminano senza che lo stesso possa vedere, almeno, l’inizio della costruzione della nuova aula liturgica che avviene nel 1998.
E’ appena il caso di sottolineare il mancato accoglimento della richiesta di don Fiorenzo di ri-sistemare l’ingresso della chiesa affinché venisse rivolto verso via Lago di Pergusa, invece che su via Lago d’Averno.
Ci è stato detto che non sarebbe stato assolutamente possibile stravolgere il progetto approvato sia dal Comune di Taranto che dalla CEI.

Dal Diario Pastorale – di don Fiorenzo Spagnulo (Epilogo)
“Tu vedrai il paese davanti a te, ma … tu non vi entrerai”

“Poi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese (… ) Il Signore gli disse: “Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe. Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai”.

Settembre 1998
Mi sono servito della storia del popolo di Israele, la storia dell’Esodo, come paradigma della storia di ogni uomo, e di ogni comunità. Ripercorrendo le tappe del cammino della comunità parrocchiale in questi dieci anni, ci ha guidati la parola di Dio e ora al termine di questa fatica, i sentimenti, i pensieri corrono all’esperienza di Mosè, al termine del suo mandato ricevuto da Dio.
Non mi paragono alle sue virtù, ma mi riconosco nella esperienza delle sue debolezze, degli apparenti suoi fallimenti e dell’amarezza sofferta, quasi delusione nel guardare con meraviglia, da lontano, la fiorente terra promessa e non potervi entrare.
La Terra promessa per me e per tutta la comunità parrocchiale significa una sempre maggiore maturità di fede e la consapevolezza di essere tutti, sospinti dal vento dello Spirito Santo.
La spiegazione più plausibile è che Mosè, nell’ubbidienza, ha portato a termine il compito che Dio stesso gli aveva affidato. Egli, infatti, ha guidato il popolo nella lunga traversata del deserto, trasformando quella fatica, in un cammino di fede. Ha messo in condizione quel popolo di dura cervice di abbandonare gli dei falsi e bugiardi, e di riconoscere Dio come unico Dio in cui credere, sperare e da amare sopra ogni cosa.
La vicenda drammatica di Mosè, cui fu fatto divieto di entrare nella Terra promessa, sta a significare che la conquista della stessa terra non è frutto dell’audacia di qualcuno, ma anch’essa è dono di Dio.

 

I dieci anni del parroco don Ciro Santopietro (1998-2008)
Nel settembre dell’anno 1998 ha fatto il suo ingresso nella nostra parrocchia don Ciro Santopietro in sostituzione di don Fiorenzo Spagnulo. Ordinato sacerdote nel 1990, ha svolto il suo servizio di vice parroco nella parrocchia Madonna di Fatima di Talsano prima e poi in qualità di parroco nella parrocchia Maria SS. Immacolata di Fragagnano.
Ho avuto subito l’impressione di conoscere una persona che non volesse per niente avere a che fare con il denaro! Basti pensare che mi ha chiesto notizie sulla … modalità di firmare gli assegni bancari!
Eppure a lui è stato affidato il compito di costruire la nuova aula liturgica della nostra chiesa, a lui è stato affidato, quasi sicuramente dallo Spirito Santo, il pesantissimo onere di firmare un contratto di mutuo decennale con il Banco Ambrosiano Veneto per lire 350.000.000 che prevedeva una rata semestrale di lire 24.000.000.
Ritengo opportuno riportare la lettera-richiesta del finanziamento inoltrata al Banco Ambrosiano Veneto in data 6 dicembre 2000.

Spett.
Banco Ambrosiano Veneto
via Berardi 48
74100 Taranto

Oggetto: Finanziamento decennale di lire 350.000.000

Con riferimento alla nostra richiesta di un finanziamento decennale di lire 350mln da restituirsi con rate semestrali (giu-dic) di lire 24mln circa e al fine di completare le informazioni già fornite verbalmente nell’incontro avvenuto presso di voi, comunichiamo per opportuna conoscenza quanto segue:
• la quasi ultimata aula liturgica di mq. 943 fa parte delle opere destinate al culto della parrocchia Spirito Santo;
• la stessa parrocchia è ubicata in zona Toscano facente parte del quartiere Salinella;
• già dal 1968 esisteva una vecchia struttura (di proprietà demaniale) adibita a piccola chiesa e capace di contenere al massimo 50 persone;
• il notevole incremento demografico della zona con l’arrivo di oltre 10.000 abitanti (basti pensare a tutti gli insediamenti abitativi, tra cui Taranto Due) hanno reso indispensabile la costruzione di una chiesa più capiente;
• per motivi di urgenza e di impiego di minori risorse finanziarie si è preferito dare la priorità alla realizzazione delle opere parrocchiali (abitazione dei sacerdoti, aule catechistiche e sala assembleare da destinarsi provvisoriamente alle celebrazioni eucaristiche);
• le stesse opere parrocchiali di mq. 410 sono state realizzate, con il contributo statale Legge 2522, dal 1983 al 1984 e senza finanziamento alcuno;
• su progetto degli arch. Adamo e D’Ammacco nel 1995 è iniziata la costruzione dell’aula liturgica a ridosso della quale, peraltro, sono previste tre grosse aule per catechismo e riunioni varie;
• il costo complessivo delle opere murarie che non dovrebbe superare lire 1.900mln (iva compresa) sarà sopportato come segue: quanto a lire 1.100mln dalla CEI, quanto a lire 200mln dalla Curia, quanto a lire 600mln dalla Comunità Parrocchiale;
• dal 1995 al 2000 sono state già raccolte in parrocchia lire 360mln (in media lire 60mln per anno) già consegnate in Curia, Ente appaltante della nuova chiesa;
• essendo stati eseguiti lavori per il 95% ed essendo prevista la consegna della chiesa entro il prossimo mese di gennaio 2001 rimane a carico della Parrocchia un esborso di lire 240mln da dare a breve;
• l’arredamento della chiesa che prevede banchi (per i quali esiste già una notevole prenotazione di donazioni), impianto di amplificazione, luci ed altro dovrebbe avere un costo di lire 350mln circa;
• l’importo, quindi, di lire 350mln del finanziamento sarà utilizzato per far fronte all’impegno residuo di lire 240mln per le opere murarie e per far fronte all’acquisto delle opere di arredamento che, forse, non saranno donate da benefattori;
• siamo certi di poter far fronte al pagamento delle rate semestrali di circa lire 24mln tenendo presente l’impegno assunto dalla Comunità Parrocchiale di continuare a contribuire come nel passato (lire 60mln l’anno).
Ritenendo di aver fornito una esauriente informativa ed essendo certi di poter stipulare nel giro di pochi giorni, in anticipo, ringraziamo e porgiamo distinti saluti.
richiesta firmata da don Ciro

CONSIGLIO PER GLI AFFARI ECONOMICI
In qualità di responsabile del Consiglio per gli affari economici e su richiesta del nostro parroco, don Ciro, ho provveduto a riepilogare la situazione, ad oggi, relativa alla prenotazione dei banchi e all’accollo delle quote mutuo.
Il riepilogo è stato fatto tenendo presente i periodi trascorsi dall’inizio delle prenotazioni (14 gen 01) ad oggi (31 mar 01) e suddividendo i periodi in quindicine come segue:

m u t u o p e r i o d o b a n c h i
donatori lire periodo giorni donatori posti lire
8 8500000 1a – gen. 2 4 14 8400000
22 24500000 2a – gen. 16 1 4 2400000
48 55000000 1a – feb. 15 37 101 60600000
25 29000000 2a – feb. 13 16 36 21600000
4 4000000 1a – mar. 15 14 31 18600000
4 5000000 2a – mar. 16 4 8 4800000
111 126000000 totali 77 76 194 116400000
36% 48%
prenotato donato
a fronte a fronte
350000000 406 243600000
rimanenza rimanenza
224000000 127200000

E’ veramente ammirevole lo sforzo fatto sin qui dai parrocchiani che hanno dimostrato di essere molto sensibili all’appello lanciato a suo tempo dal parroco ed è veramente difficile, credetemi, trovare le parole per esternare agli stessi la gratitudine per quanto hanno fatto e faranno.
Vorrei ricordare, nel caso ve ne fosse bisogno, che nei 187 donatori evidenziati nel riepilogo esistono in una buona percentuale i donatori che dal 1994 al 2000 hanno già dato i 371 milioni utilizzati per la costruzione della nuova chiesa.
Al momento, quindi, l’impegno totale dei parrocchiani ha superato abbondantemente i 600 milioni richiesti a suo tempo.
Purtroppo, però, come si evince dal riepilogo occorrono, per completare l’arredamento, altre lire 350 milioni circa, sia pure da diluire nel tempo.
Io credo che, con un sforzo veramente corale, nei prossimi tre mesi si potrà raggiungere il risultato della prenotazione totale dei banchi (al momento manca poco più della metà!) e si potrà compiere un notevole passo in avanti per l’accollo delle quote mutuo che non hanno ancora un “prenotatario”, al fine di alleggerire, per quanto possibile, al nostro parroco i suoi impegni finanziari nel prendere possesso della nuova chiesa.
Nel fare appello da laico a tutti i laici di considerare il completamento e l’arredamento della nuova chiesa come completamento e arredamento di casa propria, mi impegno in prima persona ad aggiornare nel tempo il riepilogo dei risultati raggiunti.
Unitamente a don Ciro e don Giuseppe, rinnovo il mio grazie, essendo certo che il Signore saprà compensare la generosità e i sacrifici di tutti alla sua maniera.
Taranto 31 marzo 2001.

Inaugurazione nuova aula liturgica

In una zona periferica di Taranto e precisamente quella conosciuta come Zona Toscano facente parte del quartiere Salinella esisteva una piccola e vecchia chiesa dedicata allo Spirito Santo. La stessa era ubicata in una vecchia struttura demaniale in muratura con travi di legno e provvista di un altare caratteristico di legno costruito da residenti di buona volontà.
A partire dal 1950 circa, alle ore 10,30 della Domenica veniva celebrata una sola Messa da mons. M:ichele Traversa: un residente provvedeva attraverso una campanella ad avvertire i pochi abitanti della zona, che in numero abbastanza modesto (10/15) partecipavano alla celebrazione.
Dal giugno 1968 la chiesa diveniva parrocchia avendo come parroco don Franco Costantini rimasto fino al luglio 1988. La chiesetta poteva contenere non oltre sessanta persone di cui, almeno un quarto non trovava posto a sedere, ma che avevano la buona abitudine di riunirsi dopo la celebrazione eucaristica a condividere un caffè o un cioccolato precedentemente portato da casa.
L’incremento notevole della popolazione nella Zona Toscano e le premure di don Franco convinsero S. E. Mons. Motolese ad avviare il progetto di una nuova chiesa degna dello Spirito Santo cui era dedicata e capace di accogliere tutta la comunità dei fedeli.
La prima pietra della costruzione fu posta nel novembre 1983 da parte di S.E. Mons. Motolese essendo parroco don Franco Costantini. Si preferì costruire, per ovvi motivi di opportunità, prima le opere parrocchiali che prevedevano al primo piano l’appartamento del parroco e del vicario, diverse aule per catechismo e un’ampia aula assembleare capace di contenere oltre duecentocinquanta persone. Quest’aula assembleare, dalla comunità ritenuta enorme rispetto alla precedente chiesa, è stata utilizzata sin qui come aula liturgica. Ha però cominciato ad evidenziare i suoi limiti con l’espansione del quartiere e con l’arrivo in esso di migliaia di nuovi residenti.
Nel frattempo don Franco Costantini, chiamato dal vescovo alla responsabilità della Concattedrale Gran Madre di Dio, ha lasciato la parrocchia senza avere il piacere di vedere completata la costruzione della chiesa nuova
Don Fiorenzo Spagnulo è il nuovo parroco, dal settembre 1988, e continua il lavoro del suo predecessore nel mandare avanti il progetto della nuova chiesa. Nel dicembre 1994 don Fiorenzo informa la comunità parrocchiale che la C.E.I. ha finalmente concesso il contributo previsto e chiede alla stessa di contribuire in maniera concreta alla costruzione di un mq. pari a lire 600.000 (in pratica si dovrebbero versare lire 25.000 al mese per due anni, l’equivalente di un caffè al giorno) e lancia il suo slogan “non molto da pochi ….. ma poco da molti”.
Nel giugno 1996, completati i vari adempimenti per i finanziamenti previsti e ottenuti gli stessi dalla C.E.l., S. E. Mons. Papa, essendo parroco don Fiorenzo Spagnulo, pone la prima pietra della nuova aula liturgica. Un notevole impulso alla costruzione è venuto dalla visita pastorale (nov. 1996) del vescovo che ha chiaramente chiesto alla comunità di contribuire in maniera concreta alla costruzione della chiesa.
Dopo dieci anni di parrocato, don Fiorenzo viene chiamato dal vescovo ad assumere incarichi in Curia nell’agosto 1998 e, come il suo predecessore, ha lasciato la parrocchia senza avere il piacere di vedere completata la costruzione della chiesa nuova.
Don Ciro Santopietro è il nuovo parroco, dal settembre 1998, e continua con entusiasmo il lavoro del suo predecessore nel contribuire alla realizzazione del progetto della nuova chiesa.
E’ appena il caso di sottolineare che la comunità parrocchiale ha recepito con grossissima sensibilità gli appelli lanciati nel tempo da don Franco, don Fiorenzo, don Ciro e, soprattutto, dal vescovo. Per quanto già versato e per gli impegni presi per pagare i banchi e per l’accollo del mutuo, la comunità parrocchiale è intervenuta nella costruzione della chiesa per lire 1.000.000.000, dimostrando con i fatti di essere riconoscente alla C.E.I. per l’intervento deliberato e alla Curia per l’attenzione avuta nei confronti di questa realizzazione.
L’impegno profuso da tutti quanti hanno partecipato alla progettazione e alla realizzazione e soprattutto il risultato concreto ottenuto nel realizzare una struttura bellissima e teologicamente valida giustifica ampiamente i sacrifici fatti e da fare da parte di tutti i benefattori.
Taranto 22 maggio 2001.

 

Una comunità da ringraziare
Siamo all’inizio del 2004, siamo all’inizio del decimo anno d’impegno economico e finanziario di questa comunità per la realizzazione della nuova chiesa.
Il nostro impegno nacque nell’anno 1993 essendo parroco don Fiorenzo, che cominciò a raccogliere fondi per la nuova chiesa con il famoso slogan “non molto da pochi, ma poco da molti”.
Dal 1993 al 2000 sono state donate dalla comunità Lire 365.000.000 (per la costruzione);
Nel 2001 sono state donate dalla comunità lire 167.000.000
(50 mln per il mutuo; 107 mln per i banchi; 10 mln per gli arredi);
Nel 2002 sono stati donati dalla comunità euro 68.600
(lire 133 mln) (19.448 per il mutuo; 46.465 per i banchi; 2.687 per gli arredi);
Nel 2003 sono stati donati dalla comunità euro 34.095 (lire 66 mln) (16.243 per il mutuo; 17.852 per i banchi).
Sono stati versati nei nove anni trascorsi complessivamente euro 377.500 (lire 731 mln), utilizzati interamente secondo le motivazioni di cui sopra.
In qualità di responsabile del Consiglio per gli Affari Economici, ho ritenuto opportuno pubblicizzare queste cifre per evidenti motivi di trasparenza e per farle conoscere a quanti non sono molto vicini alla parrocchia o a quanti si affacciano in parrocchia per la prima volta.
Ho voluto riepilogare quanto accaduto nei nove anni trascorsi per evidenziare lo sforzo notevole fatto dalla comunità che ha voluto, in tal modo, contribuire alla realizzazione della nuova chiesa pur in presenza di enormi sacrifici.
A mio avviso, però, non è solo notevole la quantità del denaro donato, ma sono ammirevoli la creatività e lo sforzo fatto per produrlo. Sono veramente tanti i sistemi inventati per produrre risorse finanziarie.
Sono stati convogliati mezzi finanziari alla parrocchia attraverso i più svariati canali:
• con offerte libere periodiche o una tantum;
• con l’accollo di porzioni di mutuo;
• con donazione di banchi;
• con vendita di dolci, pasta fresca fatti in casa;
• con vendita di pecorelle pasquali fatte in casa;
• con vendita di icone prodotte artigianalmente;
• con vendita di merletti, centrini ricamati artigianalmente;
• con vendita di oggetti vari in legno o in metallo;
• con rappresentazione di lavori teatrali;
• con svolgimento di tornei di burraco;
• con istituzione di scuole di ballo;
• con realizzazione di lotterie;
• con realizzazione di concerti.

A tal proposito invito tutta la comunità ad essere presente domenica 1 febbraio 2004 alle ore 19:00 in chiesa ad assistere al concerto di musica classica che ci offrirà il Maestro Armando Grassi.
A quanti non dovessero conoscerlo, riferisco solo ciò che hanno scritto del Maestro Grassi alcuni critici: “fa cantare il suo magnifico strumento”, “è un musicista di fama nazionale”, “è un violoncellista eletto”, “è un violoncello che canta”.
A quanti hanno avuto la fortuna di ascoltarlo nel 2002, dico semplicemente: non fatevi sfuggire l’occasione di risentirlo, non perdete l’opportunità di ascoltare un programma decisamente più bello di quello del 2002. Fate di tutto per essere presenti in chiesa in una serata meravigliosa che, tra l’altro, avrà un ospite d’eccezione: il nostro Vescovo.
Posso affermare con tutta tranquillità che la varietà e la molteplicità delle iniziative portate avanti dalla comunità danno un concreto segno della volontà della stessa di alleviare le difficoltà finanziarie della parrocchia. E’ tale e tanta questa volontà di fare che, a volte, bisogna mettersi in fila per realizzare qualche iniziativa inventata da qualche gruppo.
E’ veramente bello far parte di questa comunità, è veramente bello mettersi in fila per realizzare una nuova iniziativa, è veramente molto bello vivere in questo fervore di iniziative.
Sicuramente il Signore ricompenserà, alla sua maniera, ogni componente di questa comunità per quello che sta facendo per i suoi servi e per la sua casa.
Taranto 25 gennaio 2004.

Una serata di grande musica
Concerto luminoso, nei suoi significati artistici ed umani, quello che domenica 1 febbraio scorso il violoncellista Armando Grassi e il pianista Bruno Erminero hanno tenuto in forma di duo nella chiesa Spirito Santo di Taranto.
In una serata sufficientemente fredda, il Maestro Grassi è riuscito a scaldare il cuore dei numerosi amanti della buona musica che ancora una volta è stata accoppiata con la beneficenza. E’ veramente molto bello riuscire ad ottenere dalla gente qualche euro da destinare in beneficenza offrendo in cambio un prodotto di altissima qualità qual è la musica che il Maestro Grassi riesce a donare.
I numerosi spettatori sono stati letteralmente “rapiti” dalla musica che man, mano veniva offerta, con cavate eccezionali che facevano arrivare alle orecchie e, soprattutto, al cuore dei presenti … note meravigliose, che riuscivano a trasportare i presenti nel tempo e nel contesto nei quali il brano era stato scritto.
Descrivere le emozioni provate dal numeroso pubblico è molto difficile, se non addirittura impossibile, ma certamente gli applausi e, soprattutto, le ovazioni tributate al duo Grassi-Erminero possono dare una pallida idea. Gli spettatori hanno ascoltato in religioso silenzio, e non perché si era in una chiesa, tutti i brani proposti, estasiati da tanta bravura.
Posso affermare senza tema di essere contraddetto che Grassi non è un “ingegnere” del suono, non suona, cioè, solo mettendo in campo una notevolissima tecnica nella padronanza del suo meraviglioso strumento, ma è un “artista” del suono. Un artista che predilige il post romanticismo, un artista che, per la sua eccezionale bravura e per la sua eccezionale sensibilità, potrebbe passare alla storia come gli autori che predilige. E’ azzardato dire che è un genio nell’arte della musica del post romanticismo? Io credo di no e credo pure che potremmo definirlo … “un artista del passato prestato a noi per la delizia del nostro cuore” e “un artista che è la sintesi di una vita in musica”.
In Grassi, provato nel passato da un’immane tragedia, ancora viva (potrebbe essere altrimenti?), si è sviluppata una sensibilità fuori dal comune che, attraverso la sua straordinaria tecnica, gli consente di trasfondere negli spettatori i sentimenti più intimi e reconditi del suo nobile animo.
Sono stati eseguiti brani scelti di diversi autori tra cui Brahms, Veracini, Dvorak, Ciaikovski, Debussy, Saint-Saens, Mendelssohn, Bach, Gabriel, Massenet, Granados, Schumann e Rimskij-Korsakov. I brani sono stati scelti in modo da alternare pezzi pieni di pathos con altri più brillanti, ma tutti sono stati molto apprezzati dal pubblico che peraltro ha dimostrato, almeno per la maggior parte, di essere grande intenditore.
Fra tutti vorremmo citare, però, Meditazione (dall’opera Thais) di Massenet che ha letteralmente indotto i presenti a rivivere la tragedia di Thais, solo ascoltando il brano.
Del resto anche i meno colti in fatto di musica classica hanno potuto gustare tutti i brani, poiché gli stessi sono stati introdotti, con una felice intuizione, dal Maestro con una piccola didascalia.
Siamo grati a questo nostro celebre e bravissimo concittadino per la serata di grandissima musica donataci e, augurandogli le migliori fortune, gli diciamo arrivederci per riascoltarlo insieme al suo bravo collaboratore, Bruno Erminero.
Un grazie di cuore ai numerosi amanti della buona musica e ai numerosissimi parrocchiani che hanno risposto con generosità all’invito.
Taranto 29 febbraio 2004

Un meraviglioso esempio di obbedienza
Avrei preferito completare la lettura del meraviglioso “Diario Pastorale-Storia di un cammino di fede “. regalatoci da don Fiorenzo, ma …. i miei tempi di lettura sono, purtroppo, lenti e, al momento, non sono assolutamente compatibili con la voglia di esternare attraverso il giornale “Volare” i miei sentimenti, che dopo un po di giorni, sono ancora in attesa di essere razionalmente catalogati.
Già dopo aver letto le prime pagine, mi sono sentito trasportato nel tempo e mi sono rivisto sull’altare, grazie allo scherzetto (ma era tale?) fattomi dall’amatissimo don Fiorenzo, che nel giorno del suo insediamento, chiamò Chiara e me ad assistere in qualità di “testimoni” al mandato conferitogli da Mons. De Giorgi. E’ appena il caso di sottolineare che la nostra impreparazione a tale “onore” ci confuse a tal punto da … ignorare la presenza del vescovo sull’altare (infatti … non lo salutammo). Ma tant’è … di scherzetti del genere me ne sono stati fatti altri successivamente, fino a quando, volente o nolente, ho fatto l’abitudine.
Pur essendo estremamente difficile proverò ad esternare i sentimenti che ho provato la sera dell’ 11 maggio scorso. E’ stata una serata meravigliosa nella quale ho ritrovato in don Fiorenzo quell’entusiasmo che avevo notato in lui nei primi anni di permanenza nella nostra parrocchia. Quell’entusiasmo che gli avevo riconosciuto nella mia lettera di saluto rivoltagli in occasione del suo venticinquesimo anniversario di sacerdozio (3/7/90). In quella occasione ringraziavo il Signore per averci dato “uno stupendo parroco pieno di grossa umanità, grandissima disponibilità e profonda religiosità “.
Conoscevo don Fiorenzo sin dal 1965, anno importantissimo per entrambi: il 12 giugno era stato celebrato il mio matrimonio e il 3 luglio la sua ordinazione sacerdotale. Fu mandato poco dopo alla Parrocchia della Madonna delle Grazie e lì ebbe modo di liberare tutta la sua enorme voglia di lavorare nella vigna del Signore: soprattutto nel campo dei ragazzi e dei giovani, con i quali diventava il ragazzo tra i ragazzi.
E’ stato bello, incontrandoci dopo oltre 20 anni, riscoprire in lui la stessa voglia di lavorare in mezzo alla gente, in una parrocchia in piena espansione, in un quartiere di periferia. Ho ritrovato un sacerdote più maturo, più esperto, più disponibile ad ascoltare tutti.
E’ veramente impressionante tutto quanto riusciva a fare: in parrocchia, a scuola, a casa delle persone malate nel corpo e nello spirito, sembrava che riuscisse a dilatare le ore e a fermare le lancette dell’orologio. Era sicuramente un punto fermo per i parrocchiani, era un punto fermo sempre lì, sempre pronto ad ascoltarti, sempre pronto a consigliarti, sempre pronto ad aiutarti.
Leggendo il suo libro ho avuto modo di riflettere sul cammino che, tutti, abbiamo fatto sotto la sua guida. Ho avuto modo di ricordare le sue catechesi, ho avuto modo di apprezzare la sua profonda conoscenza in fatto di liturgia e la sua severità nel pretendere da noi l’esatta osservanza delle regole nel partecipare alle celebrazioni.
Vorrei ringraziare pubblicamente don Fiorenzo per quanto ci ha trasmesso nei 10 anni di permanenza tra noi: l’umiltà di cui era capace, pur nella fierezza delle sue convinzioni; la profonda fede in Dio, pur nelle situazioni quotidiane; la capacità di ascoltare tutti, pur non essendo sicuramente molto democratico.
Voglio, inoltre, ringraziare pubblicamente don Fiorenzo per tutte le volte nelle quali le nostre idee, magari in fatto di Azione Cattolica, non erano proprio coincidenti.
Carissimo don Fiorenzo,
non credo tu abbia l’esatta percezione di quanto ci hai lasciato. Ci hai dimostrato che si può “obbedire” restando in piedi, ma soprattutto, ed è quello che veramente conta, hai tracciato un cammino che noi, sotto la guida di un nuovo parroco, abbiamo continuato a percorrere.
Mi voglia perdonare chi lo ha sostituito, era ed è lontanissima da me l’idea di fare paragoni; nel caso, involontariamente, l’avessi fatto, chiedo umilmente scusa. Per me quella che conta è la Parola: ogni pastore, che mi viene donato è solo una guida indispensabile e insostituibile per raggiungere la vita eterna.
Taranto 12 maggio 2004

I vice parroci di don Ciro Santopietro (e le lotterie).
Mi preme, qui, sottolineare Il notevolissimo impegno profuso da don Ciro nel seguire i lavori della costruzione della nuova aula liturgica e soprattutto, nel procurare i fondi promessi alla Curia quale contributo della comunità parrocchiale.
Un merito particolare riteniamo dover assegnare a don Ciro per aver autorizzato e, soprattutto, per essersi impegnato in prima persona nel diventare venditore dei biglietti delle lotterie realizzate nei suoi 10 anni di parrocato:
lotteria del 31 gennaio 1999 1° premio Fiat Panda risultato lire 25,282.000;
lotteria del 18 maggio 2002 1° premio auto Yaris risultato euro 13.498,00;
lotteria del 29 maggio 2004 1° premio auto Micra risultato euro 8.770,00;
lotteria del 6 gennaio 2008 1° premio televisore risultato euro 6.089,00.
La comunità parrocchiale nell’apprezzare i doni elargiti a piene mani dal suo parroco don Ciro, ha potuto apprezzare nei dieci anni i vice parroci nominati dal Vescovo e che si sono alternati:
– don Giuseppe Costantino Zito dal 1999 al 2002 a cui si deve il notevole incremento del numero dei ragazzi ACR, dei giovanissimi e dei giovani. Don Peppe, come veniva affettuosamente chiamato, invitava personalmente i giovani a prestare servizio in parrocchia. Grazie don Peppe!
– don Gerardo Veneziani dal 2001 al 2005, ordinato sacerdote nella sua età più che matura e molto apprezzato per la sua profonda conoscenza in teologia;
– don Mimmo Rizzo dal 2003 al 2004 ragazzo fra i ragazzi che gli volevano un gran bene anche dopo essere stato trasferito nella parrocchia della Santa Famiglia;
– don Martino Mastrovito dal 2004 al 2009 come vice parroco, poi diventato parroco nel 2009 nella nostra parrocchia;
– don Emanuele Ferro dal 2005 al 2008. Con lui la comunità parrocchiale ha avuto il piacere di avere non solo un ottimo sacerdote, giovane fra i giovani, ma un grande “tenore”, cui si deve, tra l’altro, la realizzazione di un concerto tenuto da Beppe Cantarelli “Fatti voce di ogni creatura” il 21 dicembre 2005.
Riporto qui di seguito l’augurio del parroco don Ciro Santopietro:
Porgo a tutte le Autorità Religiose e Civili il benvenuto in questa Chiesa Parrocchiale. La Parrocchia dello Spirito Santo è una parrocchia giovane, con tante risorse nuove e dalle multiformi possibilità. Questo concerto ne è una tangibile manifestazione.
Non vi nascondo che sono innumerevoli i bisogni di questa comunità, ma sento, con fede, che a ciascuno di essi potremo far fronte, se questa pesante vela di cemento armato che pur esprime la levità della preghiera, sarà gonfiata oltremodo dallo Spirito Santo. Sono onorato della presenza di professionisti del mondo della musica e dello spettacolo di una così alta levatura. Sono altresì commosso della sinergia che si è creata con le forze politiche, economiche e sociali presenti sul territorio. Tempi nuovi ci spingono ad attuare collaborazioni fruttuose per il bene di tutti. Il bene viene sempre e solo da Dio.
La cosa che più m’ispira in questo momento e che il “Magnificat” del Maestro Cantarelli, che ringrazio, è stato eseguito per l’apertura della Porta Santa nel Natale del 1999: apriamo la porta a Cristo … ancora una volta e per sempre.
Buon Natale ed un abbraccio a tutti.

Riporto qui il saluto da me letto in occasione dell’abbandono da parte di don Ciro della nostra comunità.

Carissimo don Ciro,
avrei potuto rivolgerti questo breve saluto in qualità di “decano” dell’Azione Cattolica oppure in qualità di semplice parrocchiano, in realtà mi rivolgo a te, sempre che tu me lo consenta, in qualità di fraterno amico. Sono diventato tuo amico quando, nei lontano 1998 hai preso possesso, in qualità di parroco, della nostra Parrocchia e sei entrato nelle nostre famiglie in punta di piedi, come dalla tua lettera de! 10 settembre 1998:
“Mi permetto di entrare nella vostra casa in punta di piedi, con sincero rispetto e amorevole delicatezza …
… voglio rivolgervi il mio più affettuoso saluto chiedendo, già da ora, accoglienza sincera nella vostra casa …
… non sono venuto nella vostra parrocchia di mia iniziativa, ma ho semplicemente aderito ad una specifica richiesta in tal senso de! vostro e mio vescovo” …
E sei entrato nella nostra comunità con molta umiltà, come dalla tua lettera del 4 settembre 1998:
…. “La Comunità cristiana dello Spirito Santo è chiamata ad essere manifestazione di Chiesa accogliente, lieta e coraggiosa, perché testimoni al meglio la bellezza e la novità de! Vangelo che “è potenza di Dio e sapienza di Dio” per chiunque creda.
La libertà dello Spirito non può essere confusa con la tentazione di un liberismo pseudo democratico, o di un libertinaggio senza verità, o con un monopolio assoluto del soggetto che si fa detentore dello Spirito, e dei suoi doni senza questa intersoggettività con i canali ufficiali. suscitati, istituiti e usati dallo stesso Spirito.
Ecco il perché della presenza e dell’operato de! Parroco che garantisce nella Comunità la retta fede e la sapiente azione di mediare il mistero dell’Amore misericordioso tra gli uomini con la Carità pastorale” …
E anche oggi, carissimo don Ciro, stai lasciando la tua amatissima Comunità parrocchiale in punta di piedi, la stai lasciando con dolore, ma con la consapevolezza di non poterla più guidare per la tua condizione fisica, in considerazione de! tuo alto senso di responsabilità che annetti alla tua funzione di parroco. Da parte nostra non possiamo non riconoscerti il merito di aver accettato questa prova che il Signore ha consentito, affinché potessi testimoniare a noi tutti la tua fede con i fatti.
Noi tutti siamo oggi, qui raccolti, per ringraziarti dei doni che, a piene mani, hai elargito in questi dieci anni trascorsi con noi. Abbiamo pregato per te e con te affinché il Signore ti guarisca presto e ti consenta di donare, a breve, ad altri parrocchiani quanto hai donato a noi. Vorremmo ringraziarti per tutte le testimonianze da te avute, ma, credo, non ci sarebbe abbastanza tempo per farlo.
Sono tanti i “carismi” di cui il Signore ti ha dotato e che hai messo a nostra disposizione, ma una delle prime doti che abbiamo potuto apprezzare è la tua semplicità (quasi ingenuità), non l’ingenuità di chi lascia fare e non vuole problemi, ma quella dei fanciulli, tanto per intenderci quella di cui parla il Vangelo.
E come non possiamo non ricordare il tuo modo di trattare i tuoi confratelli sacerdoti: l’armonia tra di voi era un esempio per tutti noi laici che, purtroppo, a volte non abbiamo fatto lo stesso.
Permettimi, ora, di ringraziarti per quanto hai dato a noi adulti dell’Azione Cattolica. Negli incontri nei quali sei stato presente in qualità di Assistente, abbiamo potuto apprezzare i tuoi interventi profondi ma detti con parole semplici. Abbiamo potuto apprezzare la tua presenza di sacerdote sempre rispettoso della laicità della nostra Associazione alla quale hai lasciato piena libertà così come previsto dal suo statuto. Di questo, carissimo don Ciro, vogliamo ringraziarti in modo particolare e preghiamo il Signore affinché tu continui a percorrere questa strada nei prossimi tuoi incarichi.
Tutti noi avremmo voluto averti come parroco per altri dieci anni, avremmo voluto godere dei tuoi “carismi” per tanti anni ancora. Ma, evidentemente, il Signore ha disposto diversamente: la tua presenza e la tua guida di pastore buono saranno, sicuramente, apprezzate in qualche altra Comunità. Facendo tesoro dei tuoi insegnamenti accettiamo con animo cristiano questa prova e ti ringraziamo nuovamente per quanto ci hai dato.
Nell’assicurarti che avrai un posto speciale nel nostro cuore, ti chiediamo perdono se ciascuno o qualcuno di noi, magari senza volerlo, ha contribuito a farti prendere la decisione di lasciare la nostra Parrocchia.
Ciao don Ciro,
anche a nome della Comunità tutta formulo i più affettuosi auguri per la tua salute e per il tuo prossimo nuovo incarico.
Taranto 19 ottobre 2008.
saluto durante la celebrazione di insediamento del nuovo parroco don Martino

Eccellenza Reverendissima
mi consenta, innanzitutto, di esternarle la mia gioia nell’avere avuto, dal Consiglio Pastorale, l’onore di porgerle a nome di tutta la comunità parrocchiale il mio filiale e deferente saluto. Ancora una volta siamo felici di averla con noi, in questa bellissima chiesa da Lei fortemente voluta e da noi considerata la nostra casa spirituale.
E’ motivo di gioia per la nostra comunità ma, soprattutto, per i parrocchiani di vecchia data avere in mezzo a noi mons. Franco Costantini, nostro primo parroco, che ha voluto onorarci della sua presenza. Rivolgo un saluto e un ringraziamento particolare a tutti i sacerdoti qui convenuti, alle autorità presenti e alla numerosa rappresentanza degli amici martinesi.
Siamo felici di averla con noi nel presiedere questa Celebrazione Eucaristica nella quale Ella ha voluto donarci questo nuovo parroco. Volutamente ho parlato di nuovo parroco anche se don Martino è con noi, ormai, da cinque anni, anni nei quali è stato il nostro amato vicario parrocchiale, valido sostituto del nostro amatissimo parroco don Ciro, che ormai occupa un posto stabile nel nostro cuore e nelle nostre preghiere.
In questi anni abbiamo potuto apprezzare di lui oltre che la notevole capacità organizzativa che gli farebbe superare qualsiasi esame per diventare un buon manager anche la sua bravura nel toccare le corde del nostro cuore attraverso le sue omelie e le sue catechesi, che ogni volta ci hanno messo in crisi, per cui siamo stati costretti a rivedere il nostro modo di vivere e a fare un piccolo passo nel nostro cammino di conversione.
Eccellenza,
noi vogliamo ringraziarla per aver scelto don Martino quale nostro parroco; vogliamo ringraziarla perché ha voluto dare fiducia ad un prete giovane, un giovane prete che, secondo la prassi comune, non sarebbe stato ritenuto adatto a guidare un gregge numeroso come il nostro, ma che, secondo noi, invece, era l’unico che ci aspettavamo di avere come parroco. Siamo convinti che la Sua ponderata decisione è stata presa con l’aiuto dello Spirito Santo, cui la nostra parrocchia è dedicata e al quale eleviamo le nostre preghiere e la nostra lode.

Carissimo don Martino,
a nome della comunità tutta formulo i più affettuosi auguri affinché insieme possiamo percorrere un cammino di santità. Alla presenza del Vescovo noi ci impegniamo a seguirti e a sorreggerti nei momenti del bisogno. Sappiamo che un sacerdote, oggi, può essere tentato di ritenere la parrocchia un’azienda e quindi di comportarsi come un responsabile di azienda. E noi sappiamo bene che, date le tue capacità, per te sarebbe fin troppo facile cadere in questo errore. Ma noi pregheremo affinché tu possa restare solo e sempre un prete che guarda alla salute delle anime dei propri parrocchiani come alla sua missione primaria.
Noi ti ringraziamo per quanto ci hai dato, per quanto ci darai e per aver scelto, per ricevere il mandato a parroco, questo bellissimo giorno dedicato alla nostra Mamma celeste e al ricordo della erezione a parrocchia della nostra chiesa, avvenuta 42 anni fa.
Eccellenza,
nel ringraziarla nuovamente per il dono fatto alla nostra comunità, Le esprimiamo, ancora una volta, la nostra filiale devozione e assicuriamo le nostre preghiere affinché il Signore ci conceda la grazia di averla, ancora per lungo tempo, in mezzo a noi.
Taranto 7 ottobre 2009

Gli anni del parroco don Martino Mastrovito (2009 – …)
In verità don Martino ha iniziato a prestare il suo servizio presso la nostra parrocchia nell’anno 2004 in qualità di validissimo vicario di don Ciro.
In particolare la coesistenza dal 2005 al 2008 con don Emanuele Ferro è stato un periodo di intenso lavoro dei due giovani sacerdoti.
E quindi passiamo all’inizio del parrocato di don Martino, cioè dal settembre 2009, dopo un anno trascorso dall’ottobre 2008 nel ruolo di “amministratore”.
La nuova chiesa era fatta, il mutuo però in buona parte da pagare e molte altre iniziative erano da prendere.
Sì, perché don Martino è un giovane “vulcanico”: la notte invece di dormire pensa alle nuove iniziative e pensa di realizzarle ancor prima di aver terminato quelle in corso.
Il Consiglio Pastorale in primis ma tutta la Comunità sono contagiati dall’entusiasmo di don Martino e gradatamente, ma non tanto, vengono realizzati:
– una croce luminosa posta sulla chiesa;
– un giardino biblico su cui viene infissa una enorme croce con Gesù crocifisso;
– una bellissima Madonna in legno all’interno della chiesa;
– bellissime statue di santi di quelle che non erano previste dall’arch. Adamo;
– una bellissima statua della Madonna di Loreto posta all’ingresso della Chiesa;
– un bellissimo campo di calcetto con spogliatoi all’interno della chiesa, realizzando così il sogno di don Fiorenzo;
– un impianto fotovoltaico al fine di realizzare un notevole risparmio sul consumo di energia elettrica;
– un nuovo impianto di amplificazione all’interno della chiesa;
– la sostituzione di tutte le lampadine a led per ottenere un risparmio energetico;
– la realizzazione in Burundi di una struttura in muratura per l’assistenza medica alle donne.
E’ abbastanza facile intuire che tutto è stato realizzato con la buona volontà dei parrocchiani, con l’assunzione di nuovi mutui che si sono aggiunti ai precedenti non ancora terminati e, soprattutto, con l’aiuto indispensabile della Divina Provvidenza che deve fornire, tra l’altro, il necessario per venire incontro alle necessità di diverse famiglie indigenti della parrocchia che abbastanza frequentemente chiedono aiuto per pagare bollette varie di luce ed altro.

I vice parroci di don Martino Mastrovito
E’ abbastanza facile comprendere che “Il vento dello Spirito Santo” ha soffiato molto bene sulla nostra comunità che comprende circa 15.000 abitanti di cui circa 650/700 bambini al catechismo. Il Consiglio pastorale comprende n. 10 “Gruppi di servizio”, n. 7 “Gruppi di preghiera”, n. 2 associazioni A. C. e Agesci, oltre il gruppo degli Affari Economici per complessivi 45 consiglieri.
A dare un aiuto valido a don Martino hanno contribuito nel tempo:
– don Giovanni Bicchierri dal 2010 al 2010, attualmente destinato dal Vaticano in missione diplomatica in Africa;
– don Giuseppe Marino dal 2010 al 2014, un prete giovane molto amato dai giovani, che attualmente è stato mandato a lavorare nella vigna del Signore della Salinella;
– don Graziano Lupoli dal 2014 al 2016, dopo essere riuscito a inserirsi molto bene nella nostra parrocchia con molta umiltà e in punta di piedi è stato mandato a San Crispieri diventando il “classico prete di campagna”;
– don Francesco Tenna dal 2015 in qualità di “diacono” e dal 2016 in qualità di vice parroco, è un ragazzo (di 25 anni) fra i ragazzi che sta facendo molto bene nei gruppi;
– don Emiliano Galeone dal 2017: è l’ultimo arrivato in qualità di collaboratore e sta dando un valido aiuto anche per sostituire le assenze di don Martino, impegnato dai molteplici incarichi affidatigli dal Vescovo.

 

il 50° di sacerdozio del mai dimenticato e compianto, Mons. Franco Costantini, primo parroco

Riporto, qui, la mia lettera rimessa a don Franco in occasione del suo giubileo sacerdotale.

“Carissimo don Franco,
avrei voluto leggerti questo breve saluto nel giorno del giubileo del tuo sacerdozio in qualità di rappresentante della folta schiera dei laici cui il tuo ministero era diretto in modo particolare, ma … non mi è stato consentito. E allora? allora ti porgo il mio saluto e il mio ringraziamento a posteriori.
Permettimi di chiamarti così, come ti ho conosciuto nel lontano 1982, al quale volentieri torno indietro con nostalgia. Dopo aver preso possesso dei nostri nuovissimi alloggi costruiti dalla Cooperativa San Vincenzo, da discreti cristiani, ci siamo guardati intorno alla ricerca di una chiesa ove poter partecipare alla Messa domenicale.
Ci hanno detto che la nostra Cooperativa apparteneva alla tua parrocchia ubicata in una minuscola chiesetta. Era una chiesetta ubicata in una vecchia struttura demaniale in muratura con travi di legno e provvista di un altare caratteristico di legno costruito da residenti di buona volontà, che poteva contenere al massimo sessanta persone, nella quale a partire dal 1950 don Michele Traversa celebrava una Messa alle ore 10,30 per i pochi abitanti della zona. Elevata al rango di parrocchia nel 1967, con te parroco, andava benissimo per i pochi abitanti della zona ma ha dimostrato subito la sua inadeguatezza dopo l’arrivo delle duecento famiglie dei soci della nostra Cooperativa. Per fortuna alcune persone non sufficientemente informate o per devozione verso i Santi Medici hanno deciso di partecipare alla Messa domenicale nella parrocchia dei Santi Medici.
Eravamo in pochi, carissimo don Franco, ma eravamo una bellissima famiglia: dopo la celebrazione eucaristica in un piccolo locale chiamato pomposamente sacrestia c’era la possibilità di prendere del caffè o della cioccolata offerti a turno dalle pie donne della Comunità. Mi piace ricordare, qui, alcuni laici che erano punti di riferimento della Comunità parrocchiale e tuoi collaboratori: tra gli altri, Franco e Teresa Lorusso, Vito Marchitelli, Corradino Costa, la signorina Pasquali, presidente diocesana emerita dell’Azione Cattolica.
Ci siamo subito integrati nella Comunità ritenendoci, come te caro don Franco, pionieri in quella zona e da subito ci siamo impegnati, grazie all’aiuto indispensabile della Curia, per la costruzione di una nuova chiesa adeguata al numero degli abitanti della zona. E’ ancora viva in me l’emozione provata nel novembre del 1983 nel firmare, insieme a S.E. Mons. Motolese, a te e ad altri parrocchiani, la pergamena interrata insieme alla prima pietra della nuova chiesa. Dopo qualche anno sono state ultimate le opere parrocchiali che prevedevano al primo piano l’appartamento del parroco e del vicario, diverse aule per catechismo e un’ampia aula assembleare capace di contenere oltre 250 persone. Era grande la gioia della Comunità e la tua per l’utilizzo della nuova aula decisamente enorme rispetto alla chiesetta. Potevamo tranquillamente ascoltare le tue omelie che, a volte, sembravano ”scudisciate”, sembravano volerci mettere a nudo e, soprattutto, continuamente ci richiamavano ai valori veri del Vangelo. In contemporanea, però, abbiamo perso la buona abitudine del caffè e della cioccolata dopo la Messa.
Non hai potuto usufruire per molto tempo della nuova sistemazione, caro don Franco, poiché nel luglio del 1988 la benevolenza del Vescovo ti ha chiamato alla responsabilità della Concattedrale e nel settembre dello stesso anno ci è stato dato un nuovo parroco.
Grazie, don Franco, per quanto ci hai dato nei 26 anni trascorsi con noi, grazie per i tuoi insegnamenti, grazie per le tue “scudisciate”. Abbiamo avuto modo di seguirti durante la tua permanenza nelle parrocchie della chiesa dedicata alla Gran Madre di Dio, prima e alla chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, poi.
Ma siamo contenti, soprattutto, della tua decisione di ritornare a celebrare nella tua “vecchia” parrocchia, nella quale hai potuto ritrovare tanti amici e tanti estimatori che hanno pregato con te e per te il Signore perché ti conceda una lunga e serena vita. . .
Ti saluto caramente e ti abbraccio, anche a nome di mia moglie Chiara, Franco”.
Taranto 2 luglio 2012.

Eccellenza Reverendissima (decennale di don Martino),
ancora una volta abbiamo la gioia di averla fra noi per presiedere questa Celebrazione Eucaristica nella quale vogliamo pregare con don Martino e per don Martino in occasione del decimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale avvenuta il 12 luglio 2003 attraverso l’imposizione delle sue mani.
In questa occasione vogliamo esternarle tutta la nostra gratitudine filiale e tutto il nostro affetto per ricambiare questa sua continua disponibilità paterna nei confronti di questa Comunità.
Carissimo don Martino,
sono ormai nove anni che fai parte della nostra famiglia: prima in qualità di vice parroco dal 2004 e poi dal 7 ottobre 2009 in qualità di parroco.
In questi anni abbiamo avuto conferma delle tue enormi capacità organizzative: sono tante le opere realizzate in chiesa e accanto ad essa (vedi campo di calcetto) e nel mondo (contributo a realizzare una struttura per mamme in attesa nel Burundi).
Vogliamo, inoltre, qui ricordare il tuo invito pressante e sistematico per sollecitare la nostra risposta più o meno generosa nel sostenere le 55 famiglie indigenti della Parrocchia aiutate due volte al mese. Ti vogliamo ringraziare per la tua continua sollecitazione nel toccare le corde del nostro cuore (anche se, a volte, può, forse, darci un po di fastidio) per consentirti di poter disporre di fondi sufficienti affinché la voce più importante del bilancio della nostra Parrocchia sia quella relativa alla solidarietà, quella che riguarda, cioè, gli interventi a favore di quanti richiedono il nostro aiuto.
Ti siamo grati per le “lectio divine” cui possiamo partecipare anche da casa e per le “catechesi”, ti vogliamo ringraziare perché gli inviti che rivolgi, prima a te stesso, e poi a noi trovano concreto riscontro nelle opere di solidarietà ai nostri fratelli. Siamo contenti di far parte di questa Comunità, siamo contenti di vivere in questa famiglia che ogni giorno si allarga, magari con movimenti e associazioni nuove.
Vogliamo sperare che la nuova realtà del campetto dia un notevole impulso alla presenza dei giovani in questa parrocchia, vogliamo sperare che l’utilizzo del campetto dia un concreto sollievo agli impegni assunti con il finanziamento pluriennale.
Noi ti ringraziamo per quanto hai fatto fin qui, ti vogliamo ringraziare per quanto farai nel futuro, assicurandoti che ti seguiremo come fatto finora.
Eccellenza,
nel ringraziarla nuovamente per il dono della sua presenza alla nostra Comunità, le esprimiamo, ancora una volta, la nostra filiale devozione e assicuriamo le nostre preghiere affinché il Signore le conceda salute e serenità per tanti anni ancora.
Carissimo don Martino,
noi siamo qui con te per pregare il Signore affinché ti aiuti a realizzare i tuoi progetti, ti aiuti ad essere un buon pastore per noi e ti aiuti a discernere qual è l’impegno più importante per te e per noi, per raggiungere la santità.
Taranto 14 luglio 2013.

Preghiera allo Spirito Santo (don Tonino Bello)

Spirito di Dio, che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi dell’universo e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose, scendi ancora sulla terra e donale il brivido dei cominciamenti.
Questo mondo che invecchia, sfioralo con l’ala della tua gloria. Dissipa le sue rughe. Fascia le ferite che l’egoismo sfrenato degli uomini ha tracciato sulla sua pelle. Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta. Restituiscigli il manto dell’antico splendore, che le nostre violenze gli hanno strappato, e riversa sulle sue carni inaridite anfore di profumi.
Permea tutte le cose, e possiedine il cuore. Facci percepire la tua dolente presenza nel gemito delle foreste divelte, nell’urlo dei mari inquinati, nel pianto dei torrenti inariditi, nella viscida desolazione delle spiagge di bitume.
Restituiscici al gaudio dei primordi. Riversati senza misura su tutte le nostre afflizioni. Librati ancora sul nostro vecchio mondo in pericolo. E il deserto, finalmente, ridiventerà giardino, e nel giardino fiorirà l’albero della giustizia, e frutto della giustizia sarà la pace.

Spirito Santo, che riempivi di luce i profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca, torna a parlarci con accenti di speranza. Frantuma la corazza della nostra assuefazione all’esilio. Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute. Dissipa le nostre paure. Scuotici dall’omertà. Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri. E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate dai nostri cuori.

Spirito di Pentecoste, ridestaci all’antico mandato di profeti. Dissigilla le nostre labbra, contratte dalle prudenze carnali. Introduci nelle nostre vene il rigetto per ogni nostro compromesso. E donaci la nausea di lusingare i detentori del potere per trarne vantaggio. Trattienici dalle ambiguità. Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati. Poni il tuo marchio di origine controllata sulle nostre testimonianze. E facci aborrire le parole, quando esse non trovano puntuale verifica nei fatti. Spalanca i cancelletti dei nostri cenacoli. Aiutaci a vedere i riverberi delle tue fiamme nei processi di purificazione che avvengono in tutti gli angoli della terra. Aprici a fiducie ecumeniche. E in ogni uomo di buona volontà facci scorgere le orme del tuo passaggio.

Spirito di Dio, fa’ della tua Chiesa un roveto che arde di amore per gli ultimi. Alimentane il fuoco col tuo olio, perché l’olio brucia anche. Dà alla tua Chiesa tenerezza e coraggio. Lacrime e sorrisi. Rendila spiaggia dolcissima per chi è solo e triste e povero. Disperdi la cenere dei suoi peccati. Fa’ un rogo delle sue cupidigie. E quando, delusa dei suoi amanti, tornerà stanca e pentita a te, coperta di fango e di polvere dopo tanto camminare, credile se ti chiede perdono.
Non la rimproverare. Ma ungi teneramente le membra di questa sposa di Cristo con le fragranze del tuo profumo e con l’olio di letizia. E poi introducila, divenuta bellissima senza macchie e senza rughe, all’incontro con lui perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire, e possa dirgli finalmente: Sposo mio.